Agrigento: perfetta simbiosi di luci ed ombre
Amo Agrigento, anche se talvolta mi dico che ci sto bene solo perché spesso posso fuggire, viaggiare, conoscere altri luoghi e ben altre abitudini.
Amo il mare, le colline, i prati, i tramonti, amo i templi, forse più che Agrigento amo Akragas, Agrigentum e tutto ciò che mi ricorda l’antico.
Amo il sipario del teatro Pirandello che rappresenta la vittoria di Esseneto alle Olimpiadi greche, amo il quartiere Ellenistico romano, la Kolimbetra e il sogno che essa rappresenta: mi affascina pensare che la mia città abbia fatto parte della Magna Grecia.
Amo il Caos e quella pietra nuda sepolta sotto un cielo di chiacchiere, notizie, voci che Pirandello riportava così felicemente nei suoi scritti.
Adoro la Biblioteca Lucchesiana e i suoi silenzi.
Ho provato ad odiarla, questa città, a dirmi che no, questa non è vita: dove sono le emeroteche, dove sono i parchi, perché ci sono palazzi che lambiscono o penetrano il centro storico, e perché siamo così indolenti e invece di migliorare noi, cerchiamo di rendere peggiori gli altri?
La cosa che più mi infastidisce e’ sapere quanto siamo indietro rispetto agli altri comuni, e soffrire, soffrire nel vedere una città tanto bella quanto trascurata.
Tanto intensa, quanto il mio rammarico, è però la speranza di vedere elevata la condizione delle strade, dell’ edilizia, dei trasporti in questa piccola grande provincia: se ogni buona prospettiva verrà portata a felice termine, si potrà finalmente dire di aver reso degna la nostra terra dei colonizzatori che ci hanno preceduto, della civiltà da cui deriviamo, e da cui spesso facciamo di tutto per sentirci estranei.
Basterebbe attingere, insomma, dagli insegnamenti dei nostri padri: farci coinvolgere dai luoghi che ricordano le loro imprese, dalle loro abitudini così attuali pur se lontane…una maggiore attenzione all’ambiente che ci circonda potrebbe determinare in poco tempo la nascita di un mondo infinito, fatto di continue scoperte e confronti, di apprendimento e concretizzazione delle idee dell’ individuo, che, per sua natura, deve tendere all’ arricchimento e al perfezionamento della propria condizione.
